«Ten years ago I went blind» aka I LISTONI DEL DECENNIO

Disclaimer vari: (1) si tratta di liste, non di classifiche. L’ordine è assolutamente casuale e non implica che una cosa scritta prima mi sia piaciuta più di una scritta dopo e viceversa. Le classifiche non le so fare, le lascio alle persone meno indecise di me sulla vita, l’universo, i gusti e tutto quanto. (2) nessuna pretesa di universalizzazione qui. Si tratta delle cose che, per un motivo o per l’altro, sono state più significative per me in questo decennio. Se mi scrivete anche le vostre liste mi fa un sacco piacere così magari scopro cose nuove, se invece mi dite “Avrei messo questa cosa piuttosto che quest’altra” o “COME HAI OSATO METTERE IL FILM/LIBRO/DISCO TALDEITALI PIUTTOSTO CHE QUEST’ALTRO” faccio spallucce. (3) in questo post ci sono solo le liste, poi arriveranno delle recensioni fatte a modo mio, probabilmente per gruppi tematici.

Film

  • Frances Ha, Noah Baumbach
  • Paterson – Jim Jarmush
  • Me and Earl and the Dying girl – Alfonso Gómez-Rejón
  • Inside Llewyn Davis– Joel e Ethan Coen
  • Melancholia – Lars Von Trier
  • The Vvitch – Robert Eggers
  • A ghost story – David Lowery
  • Mad Max: Fury Road – George Miller
  • Ladybird – Greta Gerwig
  • Marriage Story – Noah Baumbach
  • La nuova trilogia di Star Wars – Vari
  • The Lobster – Yorgos Lanthimos
  • The Killing of the Sacred Deer – Yorgos Lanthimos
  • Her – Spike Jonze
  • Ex Machina – Alex Garland
  • Coco – Lee Unkrich e Adrian Molina
  • Moonrise Kingdom – Wes Anderson
  • Clouds of Sils Maria – Oliver Assayas
  • Blue Valentine – Derek Cianfrance
  • Hagazussa – Lukas Feigelfeld
  • Inside Out – Pete Docter

Libri

  • La straniera – Claudia Durastanti
  • Sofia si veste sempre di nero – Paolo Cognetti
  • Il cardellino – Donna Tartt
  • Ghosts of my life: Writings on Depression, Hauntology and Lost Futures – Mark Fisher
  • Borne – Jeff VanderMeer
  • Limonov – Emmanuel Carrere
  • L’inconfondibile tristezza della torta al limone – Aimee Bender
  • Dieci dicembre – George Saunders
  • 1Q84 – Murakami Haruki
  • Tutto il nostro sangue – Sarah Taylor
  • Ballardismo Applicato – Simon Sellars

Serie tv

  • Mad Men – Matthew Weiner
  • Stranger Things – Matt e Ross Duffer
  • Black Mirror I/II – Charlie Brooker
  • Utopia – Dennis Kelly
  • Sense8 – Lana e Lilly Wachowski
  • Les Revenants – Fabrice Gobert
  • Fleabag – Phoebe Waller-Bridge
  • True Detective I – Nic Pizzolatto
  • Mozart in the jungle – Roman Coppola, Jason Schwartzmann, Alez Timbers, Paul Weitz
  • Master of None – Aziz Ansari
  • Bojack Horseman – Raphael Bob-Waksberg
  • Adventure Time – Pendleton Ward
  • Twin Peaks – David Lynch
  • You’re the worst – Stephen Falk
  • Parks and Recreation – Greg Daniels e Michael Schur
  • Homeland I/II – Howard Gordon e Alex Gansa
  • Mr Robot – Sam Esmail
  • Dark – Baran bo Odar e Jantje Friese
  • The chilling adventures of Sabrina – Roberto Aguirre-Sacasa
  • Game of Thrones – quei due tizi lì
  • Girls – Lena Dunham
  • Euphoria – Sam Levinson
  • The haunting of hill house – Mike Flanagan
  • Shameless USA I/II/III – Paul Abbott
  • I love Dick – Sarah Gubbins e Jill Soloway
  • The end of the F***ing world – Jonathan Entwistle
  • Steven Universe – Rebecca Sugar

Dischi

  • Cattive Abitudini – Massimo Volume
  • Il nuotatore – Massimo Volume
  • Trouble will find me – The National
  • Sleep well beast – The National
  • High Violet – The National
  • Push the sky away – Nick Cave and the Bad Seeds
  • Scialla semper – Massimo Pericolo
  • Come over when you’re sober I/II – Lil Peep
  • Hellboy – Lil Peep
  • Suffer On – Wicca Phase Spring Eternal
  • If you leave – Daughter
  • Inside the rose – These New Puritans
  • Field of Reeds – These New Puritans
  • Carrie and Lowell – Sufjan Stevens
  • Blackstar – David Bowie
  • Norman Fucking Rockwell – Lana del Rey
  • Aventine – Agnes Obel
  • Ghosteen – Nick Cave and the Bad Seeds
  • Grimes – Visions
  • 6 Feet Beneath the Moon – King Krule
  • Ruins – Grouper
  • Halcyon Digest – Deerhunter
  • Glamour – I cani
  • FKA Twigs – LP1
  • ANTI – Rihanna
  • Still Smiling – Blixa Bargeld + Teho Teardo
  • Are We There – Sharon Van Etten
  • Beyondless – Iceage
  • Apocalypse, girl – Jenny Hval
  • No Shape – Perfume Genius

Nelle prossime settimane arrivano recensioni a gruppi/per temi di queste cose qui (non tutte, impiegherei un altro decennio e poi nel post del 2029 non saprei che cosa scrivere) e altre due liste (che però forse non scriverò sottoforma di liste vere e proprie): momenti memorabili e cose dell’internet.

 

Manifesto intimo del culto di Sailor Saturn

I: Dark Kingdom

Quello tra me e Hotaru Tomoe non è stato un amore a prima vista.
Quando ho visto Sailor Moon S, che è la stagione di Sailor Moon in cui compare per la prima volta, ero in quarta elementare, non so come avevo fatto a convincere i miei genitori a comprarmi un bellissimo vestito da Sailor Moon con tanto di parrucca e nella banda di Sailor Moon – una specie di versione infantile dei LARP che era il gioco must di tutte le ricreazioni – ero Sailor Moon. Non Usagi Tsukino, proprio Sailor Moon: non era identificazione con la persona goffa che ha un rapporto complicato col cibo e col concetto di diventare una persona adulta e responsabile che è Usagi quando è sè stessa, era voglia – al limite della pretesa prevaricatoria – di fare il capo.
Fino a metà delle medie, infatti, ero la nemesi della me stessa che sarei diventata dopo e che a grandi linee sono tuttora: volitiva, carismatica, capace di impormi, di essere amata e rispettata come una Blair Waldorf in grembiulino blu, in anticipo di un lustro e senza insicurezze. Alla bambina detestabile che ero, Hotaru Tomoe sembrava un personaggio come un altro nella migliore delle ipotesi, una sfigata pallosa nella peggiore, tipo la tizia – tale Elisa – che in quinta elementare, col passaggio dalle bande di minilarper alle bande di minicriminali, era il bersaglio preferito di tutte le nostre prepotenze, giudicata colpevole senza possibilità di appello di venire dalla campagna e di essere povera e che, a differenza di Hotaru Tomoe, non riusciva nemmeno a diventare fica trasformandosi in Sailor Saturn (e comunque non fica come Sailor Moon, che era e restava il capo).

La punizione karmica per le nefandezze dei primi dieci anni della mia vita (che probabilmente sto scontando ancora oggi, che di anni ne sono passati venti) arrivò sottoforma di catastrofe ormonale: alle medie la trasformazione dei corpi delle mie amiche fu un glow-up simile a quello delle guerriere Sailor, la mia invece fu una deformazione da body horror alla Cronenberg o da personaggio di un qualche racconto di Junji Ito. La pancia e lo stomaco diventarono più grandi del seno, il collo si allargò, le cosce e i polpacci pure, diventai progressivamente tozza e flaccida. In terza media iniziarono ad appiopparmi nomignoli del cazzo, che non riesco nemmeno a riscrivere. Se questo fosse un film americano con un lieto fine e una morale, finirebbe con me che capisco gli errori della mia infanzia, mi scuso con Elisa e con tutte le altre Elisa marginalizzate da me e dalle mie bande di minicriminali alle elementari e poi, tutte insieme, ci rivoltiamo contro gli aguzzini.

Invece non è un film americano, e nemmeno una favola a lieto fine. Al massimo è una versione venuta male di “La Bella e la Bestia” in cui sono contemporaneamente la Bestia, il principe arrogante trasformato in un mostro dalla maledizione ormonale di una strega invisibile, e Belle, con la Sindrome di Stoccolma nei confronti degli aguzzini: ero terrorizzata dall’idea che se mi fossi ribellata sarei rimasta da sola, quindi fingevo compiacenza, mi mettevo addosso una maschera di autoironia e ogni volta che mi davano quel nome o un qualsiasi nome affine, cioè praticamente sempre, piuttosto che ribellarmi ridevo, come se trovassi davvero davvero divertentissime le loro battute, sebbene ne fossi l’oggetto, manco avessi dentro al cervello uno di quei tizi che sotto ad un joke sessista, razzista, omofobo, transfobico o abilista non riesce a fare a meno di commentare “EFATTELAUNARISATADAICHEPALLECHESEI”.

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Mentre in pubblico ridevo, in privato compensavo maldestramente l’incapacità di chiedere scusa ad Elisa e a tutte le Elisa del paesello e del mondo chiedendo scusa ad Hotaru Tomoe ed imparando ad amarla.

II: Black Moon

Come gran parte delle mie coetanee per circa vent’anni o giù di lì pensare a Sailor Moon per me equivaleva a pensare all’anime, quello con i tagli, le censure e i nomi tradotti alla cazzo che davano su Italia 1 nel primo pomeriggio, durante Bim Bum Bam. Sapevo – durante l’adolescenza – dell’esistenza del manga, ovviamente, ma non lo avevo mai letto e non riuscivo a pensare a nient’altro che non fosse l’anime.

Nella versione italiana dell’anime Hotaru Tomoe si chiama Ottavia e compare per la prima volta nel ventiduesimo episodio della terza stagione, Sailor Moon S (il 111 nel conteggio complessivo che parte dalla prima puntata della prima stagione). La scena immediatamente precedente alla comparsa di Hotaru è ambientata altrove e apparentemente non ha alcun nesso con lei: Usagi, trasformandosi per la prima volta in Super Sailor Moon grazie al Calice Lunare (una versione sailormoonesca del Sacro Graal che nell’anime italiano hanno tradotto letteralmente come Sacro Graal) generato dai talismani posseduti dalle tre guerriere del sistema solare esterno, Sailor Pluto, Sailor Neptune e Sailor Uranus, è riuscita a sconfiggere Eudial, una delle 5 Witches al servizio dei tanto famigerati quanto misteriosi Death Busters. La trasformazione, tuttavia, l’ha lasciata completamente priva di energie e semi-svenuta e questo induce le tre guerriere del sistema solare esterno a dichiarare che Sailor Moon non è la presunta salvatrice che stanno cercando, colei che impedirà l’imminente distruzione del mondo ad opera di non-si-sa-ancora-chi.
Stacco, la scena si sposta altrove, in una camera da letto piuttosto grande. La luce è soffusa, fredda, grigio-bluastra, quasi asettica. Al centro della stanza c’è una ragazzina completamente vestita di nero, la vediamo solo di schiena, è rannicchiata su sè stessa e sta apparentemente soffrendo per qualcosa. Altro stacco, vediamo quello che sembra il classico scienziato pazzo standard ed iconico nel suo laboratorio, intento ad armeggiare con provette e macchinari e a fare esperimenti con “embrioni di demone”. Lo abbiamo già visto in altre puntate, ma finora ci è sembrato solo un altro membro random dei Death Busters che dà ordini alle 5 Witches. Nemmeno stavolta ci viene detto granchè sulla sua identità, lo vediamo solo interagire con un’altra delle Witches, Mimete, che gli comunica quello che è successo con la Coppa Lunare e propone di impadronirsene e trovare qualcuno che possa sfruttare il potere della coppa a vantaggio dei Death Busters. Ultimo stacco della puntata, viene inquadrata di nuovo la ragazzina sofferente di prima, stavolta di profilo e più da vicino. Fine.

Nella puntata che segue scopriamo che la ragazzina si chiama Ottavia Tomoe (traduzione infamissima) e che è la figlia dello scienziato pazzo clichè e la vediamo fare amicizia con Chibiusa. L’amicizia tra Hotaru e Chibiusa diventa un elemento ancora più interessante se la correliamo al fatto che nella stagione precedente – Sailor Moon R – la crescita di Chibiusa e la sua personalità oscura, Black Lady, sono elementi narrativi fondamentali: anche Hotaru, come scopriremo, nel corso delle puntate che seguono, ha una personalità oscura, dal momento che suo padre l’ha resa ricettacolo dell’embrione della regina demone Mistress 9, e anche Hotaru quando assume la sua forma oscura diventa adulta. Un’amicizia tra outcast, Hotaru la emo fragile e Chibiusa l’insopportabile piagnucolona, che poi, come è prevedibile, nelle fanfiction si trasforma in amore, anticipando, anche nel cromatismo violanero / rosa oltre che nell’attitudine, la coppia Marceline + Bubblegum di Adventure Time (viene quasi da pensare che la cosa sia voluta).

La trasformazione di Hotaru in Sailor Saturn e il legame tra Hotaru, Sailor Saturn e la suddetta regina demone Mistress 9 nell’anime è affrontata e resa in modo piuttosto confuso: sul lato mistico, simbolico e filosofico prevale, in definitiva, quello emotivo.

La me stessa liceale, quella dilaniata dalla conflittualità tra il “farsi una risata” e la sofferenza, quella che cercava di trasformare la sofferenza in espressione artistica perdendosi in un cosmo fatto di My Chemical Romance, Placebo, David Bowie, Joy Division e la bellissima, oscura e ormai dimenticata (non si trova più nemmeno su youtube) scena darkwave molisana, viveva la trasformazione di Hotaru in Sailor Saturn come l’ultima speranza di un glow-up post-adolescenziale e post-emo, una sorta di desiderio di un futuro mitico in cui anche io da ragazzina triste, emarginata e non più in grado di essere la Sailor Moon di niente, avrei potuto ambire a trasformarmi in Sailor Saturn e a diventare – per usare una parola cara ad un certo femminismo e sulla quale personalmente (prima o poi ne scriverò) sono piuttosto critica – empowered.

Non è andata così, e per qualche anno, sentendomi tradita, mi sono dimenticata di Hotaru. Poi ho imparato ad amare la catastrofe.

III: Infinity

«Credevo un tempo che parlare di esseri umani significasse parlare di palazzi che crollano, di ragazze che credono di essere grattacieli destinati a implodere per un attacco terroristico interno. Ma quando penso a certe esistenze, mi vengono in mente solo geopolitiche che non sono state aggiornate, vecchie versioni del Risiko! lasciate a prendere polvere, in cui ci sono state nazioni devastate dal dolore, ma in cui c’erano anche roccaforti inespugnabili, condannate a resistere, convinte che l’assedio sarebbe passato, finchè non sono rimaste solo loro e il corpo circostante non è diventato uno stato di cui erano le uniche dittatrici. É difficile raccontare questi corpi rimasti, la memoria va sempre al paese in tempo di guerra e non a quello in tempo di pace, al Vietnam che non si fa mai California. Un tempo scrivevo a un’amica “Spero che qualsiasi Apocalisse ti ucciderà sia meravigliosa”, ma l’Apocalisse richiede una coerenza che gli esseri umani non hanno: il disastro è per forza di cose incrementale, un’accumulazione quotidiana, per la maggior parte di noi, e prima di vederne gli esiti moriremo. 

(“La straniera“, Claudia Durastanti)

“La Straniera” di Claudia Durastanti è stato uno dei miei libri preferiti del 2019 e questo passaggio in particolare è uno dei miei preferiti. C’è un gruppo su Facebook – un tagging group, come si dice in gergo – che si chiama “I feel personally attacked by this relatable content” e credo che niente esprima meglio di così il sentimento di doloroso riconoscimento che provo ogni volta che lo rileggo: speravo di trasformarmi in Sailor Saturn dopo il liceo, o quantomeno di andarmene da qui, di scappare da me stessa, dai traumi e dal farsi una risata imperativo. Non ci sono riuscita (e forse probabilmente non sarebbe servito a niente comunque) e i miei disastri hanno cominciato ad accumularsi, come gli errori di sistema nei computer dopo anni di utilizzo un po’ sconsiderato. Non so se sia come dice la Durastanti e le Apocalissi interiori siano impossibili a prescindere o se sono io ad essere ed essere stata troppo poco coraggiosa per generarne e viverne una, diventando quantomeno speciale attraverso l’auto-martirio. So solo che ho smesso presto di sperarci, e poi ho anche capito che sarebbe stato individualismo egoista: era tutto il mondo ad aver accumulato disastri, errori di sistema, non solo la mia vita. Era tutto il mondo ad aver bisogno di una catastrofe.

Uno dei miei libri preferiti di sempre è “White Noise” di Don De Lillo, anche se quando è diventato uno dei miei libri preferiti di sempre non sapevo esattamente perchè. Sul significato politico e filosofico del libro sono state fatte centinaia e centinaia di analisi nel corso degli anni, ne ho lette un sacco, ne ho condivisa qualcuna. Non lo rileggo da almeno un paio d’anni, ma quello che mi è rimasto dentro, che mi si è quasi sedimentato nel cervello, è il modo in cui De Lillo descrive l’interazione tra la disfunzionalità della famiglia (e delle persone) protagoniste della prima parte del romanzo e la catastrofe di massa che invece occupa la seconda parte, il modo in cui la catastrofe modula e deforma le vite e le emotività di queste persone, sospende lo spazio-tempo, aggrega emotivamente in un modo che nessun movimento e nessuna religione riesce a raggiungere e contemporaneamente disgrega l’ordinarietà, la routine e il cumulo di responsabilità, schematismi, costrutti e ruoli creati dalla società capitalista borghese. Non ne ero ancora del tutto consapevole ma era esattamente quello che avevo iniziato a desiderare.

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Ieri sera ho scoperto per caso un sito bellissimo che si chiama Dictionary of Obscure Sorrows. La missione del suo creatore John Koenig è quella di “riempire i buchi del linguaggio” inventando definizioni per stati emotivi più o meno complessi che non ne hanno ancora una, o raccogliendo eventuali definizioni già esistenti ma misconosciute. Koenig ha definito il sentimento che provo lachesism (presumibilmente traducibile con lachesismo), dal nome di Lachesi, una delle tre Moire (le altre due erano Cloto ed Atropo, ed erano tutte e tre sorelle, figlie della Notte in alcune versioni e di Mnemosine, la memoria, in altre), precisamente quella che distribuiva la quantità di vita e decideva il destino di ogni essere umano.

lachesism

n. the desire to be struck by disaster—to survive a plane crash, to lose everything in a fire, to plunge over a waterfall—which would put a kink in the smooth arc of your life, and forge it into something hardened and flexible and sharp, not just a stiff prefabricated beam that barely covers the gap between one end of your life and the other.

Sì, ok, tutto molto bello, ma che nesso hanno tutti questi stralci del mio rapporto con le catastrofi con il culto di Sailor Saturn e con Hotaru Tomoe? É solo per il clichè un po’ trito ma comunque sempre bello che ricollega più o meno arbitrariamente emo e morte e interpreta la catastrofe semplicemente come una morte in scala più vasta? Non esattamente.

Pretty Guardian Sailor Moon Crystal è una nuova versione dell’anime, più fedele al manga originale, uscita per la prima volta in Giappone nel 2014 e in Italia nel 2015, per celebrare il ventennale della nascita del Moonverse. L’arco narrativo di Sailor Saturn, che qui (e nel manga) si chiama Infinity, è la terza stagione ed è andata in onda nel 2016 in Giappone e nell’estate del 2017 in Italia.

Non ricordo esattamente cosa sia successo nella mia vita nel 2017, ma ricordo distintamente di aver visto Infinity in autunno, a settembre, forse ottobre, e di essere rimasta folgorata come San Paolo sulla via di Damasco dalla nuova (almeno per me, che fino ad allora non avevo mai letto il manga) versione della storia di Sailor Saturn.

In questo caso la storyline di Hotaru (che finalmente ha ripreso possesso del suo nome originale) e quella di suo padre Souichi, sono intrecciate in modo ancora più chiaro e definitivo rispetto al primo anime che tratta la questione solo superficialmente, a una strana ed inquietante scuola privata ed istituto di ricerca avanzato che si chiama Accademia Infinity. Souichi Tomoe, espulso dalla comunità scientifica per esperimenti sui superorganismi al limite della dark sci-fi, è diventato il finanziatore principale dell’Accademia Infinity e le 5 Witches costituiscono praticamente tutto il corpo docente. Anche qui l’avvicinamento tra Hotaru e le Sailor Senshi avviene attraverso Chibiusa e anche qui vediamo lo sviluppo dell’amicizia tra una Chibiusa reduce della sè stessa Black Lady ed Hotaru. Uno degli episodi chiave sia dell’amicizia tra Chibiusa ed Hotaru che del character arc di Hotaru è invece una novità per chi (come me) fino a quel punto conosceva solo il manga: scopriamo, attraverso gli occhi straniti e inquietati di Chibiusa, che Hotaru è una cyborg, un ibrido tra ragazzina umana e macchina.

Più o meno precisamente, la storia è questa: il dottor Tomoe sta studiando i superorganismi, sua figlia Hotaru, che all’epoca ha tre o quattro anni, resta coinvolta in un incidente in laboratorio e lui approfitta della possibilità di salvare sua figlia e creare contemporaneamente l’essere perfetto innestandole componenti meccaniche e rendendola di fatto una cyborg. Mentre la procedura di cyborgizzazione di Hotaru (che essendo una cyborgizzazione non autodeterminata ma imposta dal padre/patriarca/icona della scienza al servizio del capitale non è liberante) è in corso, tuttavia, arrivano dei demoni alieni da una galassia parallela, guidati da Pharaoh 90. La sua assistente Kaori diventa un ricettacolo, assumendo il nome di Kaolinite e fungendo poi da guida e capo per le neo-generate creature umanoidi che diventeranno poi le 5 Witches (in una sorta di parallelismo con Lilith, madre di demoni e signora della stregoneria), Tomoe viene infettato dal mostro Germatoide e Hotaru viene offerta come ricettacolo per la compagna di Pharaoh 90, Mistress 9. Il riferimento, disseminato in tutta la storyline, a un’altra celebre apocalypse maiden, Rei Ayanami di Evangelion, è piuttosto evidente, sebbene non sia chiarissimo chi si sia ispirato a chi, dal momento che parliamo di prodotti più o meno contemporanei.

Nella compresenza tra il corpo cyborg di Hotaru e il demone alieno Mistress 9 che usa quello stesso corpo come veicolo, Sailor Saturn è la grande assente, apparentemente silente: sebbene dalla prima puntata si parli già, attraverso flash onirici e successivi tentativi di decifrarli, di una misteriosa e terribile Dea della Distruzione, veniamo a sapere effettivamente per la prima volta della sua esistenza per bocca di Sailor Pluto, che spiega che la missione che ha da compiere, insieme a Sailor Uranus e Sailor Neptune. è quella di fermare Sailor Saturn, che è per l’appunto la Dea della Distruzione, Colei che non si deve risvegliare. Il risveglio di Sailor Saturn, infatti, determinerebbe la distruzione del mondo, come successe già per la prima versione del regno lunare in seguito alla morte della Principessa Serenity (poi reincarnatasi in Usagi).

Nel momento di rottura, quando Mistress 9 ha ormai apparentemente preso completamente possesso del corpo cyborg di Hotaru annullando la sua coscienza, e Pharaoh 90, sotto forma di Nube Nera (sarà voluto o casuale il riferimento a “La nuvola nera” di Fred Hoyle -tra l’altro citato ed analizzato da Eugene Thacker in “Tra le ceneri di questo pianeta” – che parla per l’appunto di un’entità aliena che infesta la terra espandendosi sotto forma di nube?), Sailor Saturn si risveglia e effettivamente, a differenza del primo anime in cui il tutto è ridotto (e distorto) ad un sacrificio salvifico pseudo-cristiano, calando la Death Glaive, la Falce del Silenzio (Death Reborn Revolution è il nome dell’attacco) distrugge il mondo ormai in rovina.

La rivelazione quasi messianica è che in realtà la distruzione totale e Sailor Saturn che ne è l’agente, costituiscono il sistema di reset estremo del Sistema Solare: quando gli errori accumulati diventano troppi, quando la rovina è inevitabile, la catastrofe, lo spegni-e-riaccendi, diventano l’unica soluzione percorribile. Tra l’altro, è interessante notare come la correlazione tra scienza, tecnologia, demonologia e catastrofe anticipi di almeno un decennio l’accelerazionismo e lo xenofemminismo, soffrendo tuttavia sia l’effetto della distorsione/infantilizzazione del primo anime che quello del pregiudizio che sostiene l’inconciliabilità di un manga di genere majokko, apparentemente frivolo, con la theory seria (cosa che invece non capita a Neon Genesis Evangelion).

IV: Dream

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(Hotaru Tomoe se fosse un personaggio di Junji Ito. Trovata per sbaglio, scrivendo Hotaru Tomie, piuttosto che Tomoe)

Da qualche anno ho iniziato a studiare la cosiddetta occulture in modo più organico e strutturato rispetto alle passioni intense ma confuse che mi porto dietro dall’adolescenza e questo, oltre a farmi scoprire che sono nata col Sole in congiunzione a Saturno e a metà del periodo che nell’Antica Roma era consacrato a Saturno, prendendo appunto il nome di Saturnalia, e segnando la fine di un ciclo e l’inizio del successivo, mi ha indotta a riflettere su un altro paio di aspetti della mistica di Sailor Saturn / Hotaru Tomoe che vale la pena puntualizzare.

Il primo punto è il rapporto tra Hotaru/Saturn e Sailor Pluto: Sailor Pluto è colei che nomina per la prima volta Sailor Saturn ed è anche colei che, insieme a Sailor Neptune e Sailor Uranus, quando dopo la distruzione Hotaru si reincarna come neonata, la prende con sè per allevarla. Questo dettaglio non solo è importante perchè stabilisce un abbozzo di xenofamiglia (o kin, per dirla alla Haraway) che sembra quasi in opposizione alla convenzionalità della famiglia costituita da Mamoru, Chibiusa e Usagi che aveva dominato l’arco narrativo precedente, ma anche perchè dal punto di vista della simbologia il collegamento tra Plutone, il pianeta della Morte e degli Inferi, a Saturno, il pianeta della Distruzione (e infatti, sebbene sia Saturn ad avere come arma la Death Glaive, anche Pluto ha degli attacchi i cui nomi richiamano la morte).

Il secondo punto è collegato in qualche modo al primo ed ha a che fare col tempo: Pluto, che come abbiamo detto è una dei genitori di Saturn, è anche la Guardiana della Porta del Tempo e Saturn, dopo la rinascita, abbatte i limiti del legame tra tempo e corpi crescendo e sviluppandosi in modo innaturalmente rapido. Inoltre, a causa di discordanze tra le varie versioni dell’anime, del manga e di altri prodotti successivi del franchise, è ancora oggi in corso un dibattito sulla sua età definitiva effettiva, quasi come se la narrazione avesse involontariamente creato, a mò di ipersigillo morrisoniano, un’alterazione della percezione del tempo più estesa di quella interna alla storia.

Il terzo punto, che ancora una volta ha a che fare anche con Pluto, è la numerologia. I numeri associati a Sailor Saturn sono il 9 di Mistress 9 e il 6 gennaio, data di nascita di Hotaru. Il sei, ripetuto tre volte, è l’ormai celebre Numero della Bestia citato nell’Apocalisse di Giovanni e il 6 gennaio è anche il giorno in cui terminavano i Saturnalia.
Il 9 è il numero associato a Plutone e sottolinea ancora una volta la predestinazione del rapporto tra Saturn e Pluto. Inoltre, alcuni estratti dalla definizione relativa al numero nove del numogramma del CCRU,  se collegati al tema della distruzione e alla mistica di Sailor Saturn che abbiamo tracciato, appaiono ancora più suggestivi:

The number nine has a null value in digital reduction, practically enabling all nines to be eliminated from any complex reduction (involving at least one digit other than nine or zero). The same formula (9 = 0) is also derivable from Barker twinning (or Zygonovism) – long familiar to Dogon sorcery – for which nine functions as the summative key. Such zygonovism (or nine-sum coupling) divides the decimal numerals into five twins, and underlies both Numogram syzygetics and the game of Subdecadence.

The number nine is the last numeral of the decimal system, and its associations with death and fatality are primarily based on this purely numerical (modular) function of termination. There are nine rivers of the underworld, and the mortuary aspect of the cat is indicated by her nine lives. Charles Manson’s adoption of the Beatle’s Revolution-9 (or Revelation IX) as an apocalyptic ‘family anthem’ was fully in keeping with this aspect of the number.

[…]

The Ninth Gate (Gt-45) connects Zone-9 to itself, transducing the third involutionary channel (see Zone-0, Zone-1). Nma sorcery refers to it as the Gate of Pandemonium (a fact Stillwell attributes to the coincidence of its number (45) with that of the Nma demonomy). The Tzikvik associate it with Tchukululok (fabled City of the Worms), and emphasize its numerical cross-match with the 5+4 Syzygy, whose demonic carrier they call Kattku (the Nma ‘Katak’). The Xxignal track Utterminus is dedicated to the Ninth Gate, linking it to K-goth synthanatonic fugues. In contrast, Polanski’s film ‘The Ninth Gate’ – despite its title – has only the most tenuous and allusive relation to the Numogram path of this name.

Probabilmente ci sarebbero altre centinaia di aspetti da analizzare e altri duemila simbolismi da sviscerare (come in tutte le religioni che si rispettano) ma almeno per oggi il tempo della teologia è finito ed è arrivato quello della preghiera.

Santa Sailor Saturn, Dea della Catastrofe, Risvegliati, Distruggici e Salvaci.