Letturine 2020 #1

Quest’anno, grazie ad una serie di congiunzioni astrali, alcune favorevoli e altre (tipo la quarantena) molto meno, sono riuscita a leggere un sacco, quasi a tornare ai ritmi velocissimi e alla voracità della mia adolescenza. Non ho letto molte cose recenti e un paio di cose sono state riletture, ma sono comunque contentissima.

Non so fare le classifiche di fine anno, quindi provo a fare una cosa diversa, anche per farmi perdonare di avervi infestato i feed di Instagram e quelli di Facebook delle foto, rigorosamente venute malissimo, delle mie letture: le microrecensioni di tutta la roba che ho letto dall’inizio dell’anno ad adesso.

1 • Terminus Radioso, Antoine Volodine (66thand2nd, 2016). Se mi fossi autocostretta a fare una classifica o comunque a scegliere solo dieci libri, questo lo avrei sicuramente inserito: la cosa che ho amato di più è che Volodine, pur dipingendo scenari pseudofantastici, da realismo magico molto magico e poco realistico, ha una scrittura iper-evocativa che riesce a far immaginare perfettamente al lettore le scene. L’unico difetto che ho trovato è che a volte sembra troppo compiaciuto e lo stile diventa così fitto da diventare ostico ed ansiogeno se – come nel mio caso – si fa un po’ fatica a mantenere concentrati.

2 • Apocalypse Baby, Virginie Despentes (Einaudi, 2012). Mixed feels. Sono molto contenta del fatto che ci sia una scrittrice come la Despentes che scrive noir in un modo non machista e ipertestosteronico, però a me non ha lasciato molto, non so se perchè non è il mio genere d’elezione o se semplicemente nel momento in cui l’ho letto avevo voglia e bisogno di altro.

3 • Nuova era oscura, James Bridle (NOT/Nero, 2019). Questo 2020, almeno per la prima parte, è stato un anno infausto per il mio rapporto con i saggi, probabilmente perchè li ho sempre ricollegati con il detestabile chiacchiericcio della mia filter bubble e qualsiasi cosa anche solo vagamente theory-related leggessi non solo mi dava feels da “been there, done that” e in genere di discorsi già fatti e sentiti duemila volte, vecchi, stantii, ammuffiti e tutto sommato inconcludenti ma pure un brutto senso di oppressione. Adesso, a distanza di mesi, però ricordo distintamente dei passaggi di Nuova era oscura, mi si sono sedimentati nel cervello, mi sembrano importanti e non vedo l’ora di trovare il tempo per rileggere questo libro adesso che tutto sommato i miei conflittini e le mie ansie bolla-related li ho risolti.

4 • Assalonne, Assalonne!, William Faulkner (Adelphi, 2001). Faulkner resta uno dei miei autori preferiti di sempre e, al di là dei meriti letterari di cui hanno scritto diffusamente persone più brave di me, è uno dei libri che mi hanno aiutata a sopportare la vita al paesello ammantandola di estetica southern gothic in salsa italiana per infondere un po’ di sense of wonder all’orrore dell’abitudine.

5 • Casa di foglie, Mark Z. Danielewski (66thand2nd, 2019). Casa di foglie è più un’esperienza di lettura che un libro. Fino a tre quarti del libro mi sono ritrovata ad andare avanti con un misto di fastidio e irritazione perchè volevo capire dove volesse andare a parare: lo detestavo ma non riuscivo a staccarmi, non riuscivo ad uscire dal labirinto (pun ovviamente intended) e quando ho capito che era esattamente quello il punto mi è esploso il cervello. Un capolavoro di metatestualità.

6 • Jack Bennett e la chiave di tutte le cose, Fiore Manni (Rizzoli, 2018). L’ho letto sia perchè Fiore, l’autrice, è una persona che mi piace un sacco e quando la incrocio nel feed di Instagram mi dà sempre un sacco di vibrazioni positive che perchè ero in un periodo di generica stanchezza emotiva che mi faceva sentire la necessità di prendermi una pausa da saggi e romanzoni impegnativi. É un libro per ragazzi con echi ed atmosfere a metà strada tra C.S. Lewis e Roald Dahl, che mi ha ricordato i tempi in cui scrivere e inventare mondi nella mia testa mi faceva stare bene e lo consiglierei sia a chi ha ragazzi preadolescenti (figli, cugini, nipoti, quellochevipare) a cui regalarlo che alle persone come me, che anche a 30 anni ogni tanto sentono il bisogno di far respirare il cervello.

7 • Il cuore è un cacciatore solitario, Carson McCullers (Einaudi, 2008). Il modo in cui McCullers racconta la meraviglia e la poesia delle esistenze ai margini, senza pietismi e senza occhiali rosa romanticizzanti è una piccola meraviglia e Mick è un personaggio bellissimo.

8 • Nevernight #1 – Mai dimenticare, Jay Kristoff (Mondadori / Oscar Fantastica, 2019). Dalle recensioni mi aspettavo qualcosa di molto più dark e weird, invece sono rimasta delusa. É un misto tra il solito fantasy con l’eroina che si vendica dei torti subiti e una specie di Harry Potter con l’omicidio al posto della magia e sulla stessa falsariga trovo di gran lunga migliore la saga delle “Guerre del Mondo Emerso” della Troisi, che però è stato semi-ignorato se non addirittura insultato perchè ha avuto la sfortuna di uscire in un momento storico in cui la letteratura di genere era quasi ignorata. Oltre a tutto ciò c’è una scena di sesso lunga svariate pagine e molto dettagliata e sebbene – almeno per me che non ho problemi di nessun tipo con le descrizioni esplicite e dettagliate – non sia propriamente disturbante, mi è sembrata superflua per lo sviluppo del libro.

9 • Omnicide: Mania, Fatality, and the Future in Delirium, Jason Babak Mohagheg (Urbanomic, 2019). Se lo si intende come un catalogo poetico è molto bello e utile perchè dà modo di scoprire un sacco di poesia non occidentale, se lo si intende come un saggio theory invece non si capisce il punto e dove voglia andare a parare precisamente (o almeno io non l’ho capito). In definitiva diciamo che lo consiglio, però state attenti a settare bene le vostre aspettative prima di leggerlo.

10 • Cime tempestose, Emily Bronte (Newton Compton). Non avevo mai letto Cime tempestose (shame on me) e adesso che l’ho fatto credo che la cultura pop (bianca e cisetero) abbia scempiato questo libro e la memoria della Bronte che l’ha scritto, cancellando completamente il fatto che sia una storia di rancore, vendetta e marginalizzazione e facendola passare solo come una grande storia d’amore (forse perchè l’ha scritto una femmina e i critici non possono accettare che le femmine possano scrivere cose diverse dalle storie d’amore, per carità). Leggetelo per davvero e piantatela di romanticizzare Heathcliff e Catherine, altrimenti vi mando il fantasma della Bronte a infestarvi casa.

[la seconda puntata della lista arriva il 2 gennaio. In tutto ci saranno quattro puntate, pubblicate ogni due o tre giorni]